I giardini di Villa Melzi


Villa Melzi nacque come residenza estiva a Bellagio di Francesco Melzi d'Eril, vicepresidente della Republica italiana al tempo di Napoleone (1801-1803). Il progetto affidato all'illuste architetto Giocondo Albertolli, fu eseguito dal 1808 al 1810.
La coostruzione perfetta espressione dello stile neoclassico, è circondata da incantevoli giardini dove campeggiano statue classicheggianti e piante secolari ed esotiche.
La passeggiata a lago, lungo il viale dei platani, la cappella, affacciata sul porticciolo di Loppia, il padiglione museo nella aranciera adiacente la Villa, si ispirano anch'essi ai canoni eleganti, equilibrati,rigorosi dell'arte neoclassica.
Autentico spirito romantico emana invece dai gruppi di rododendri giganti e di azalee sparsi sui prati e lungo i pendii, verso l'idiliaco laghetto alla giapponese.
Non a caso qui si ispirarono il musicista Lizst e lo scrittore Stendhal, ospiti della villa come altri celebri personaggi del mondo della cultura e della politica.

La dimora ed il giardino - oggi monumento nazionale nell'insieme - sono tuttora di proprietà privata ma in gran parte accessibili al pubblico.

 

 

Villa Serbelloni

    


Si estende sul promontorio di Bellagio dove, secondo la tradizione, Plinio il giovane possedeva la villa chiamata “Tragedia”; nel medesimo luogo sorse nel Medioevo un castello, demolito da Galeazzo Visconti nel XIV secolo.
L’edificio originario risale alla fine del Quattrocento, quando l’economia locale si basava sulla pesca e sulla coltivazione della vite e dell’ulivo.
Edificata per volere del Marchesino Stanga, fu ampliata e rifatta nel secolo successivo dagli Sfondrati. La villa rimase a loro fino al 1788, venne ereditata dalla famiglia Serbelloni che, ai tempi loro, era ricchissima e potente.
Furono loro che arricchirono le sale dai soffitti a volta o a cassettoni con preziose decorazioni e opere d’arte dei secoli XVII e XVIII, arredarono il vastissimo parco, considerato uno dei più belli d’Italia, con pregiate piante, rododendri, sequoie, faggi etc…
Durante gli anni del Risorgimento la casa fu abbandonata e verso la fine dell’Ottocento fu trasformata in albergo.
Dal 1959 la villa appartiene alla Fondazione culturale Rockfeller di New York che vi organizza convegni e incontri di studio.

Il suo parco: È uno dei più bei parchi del Lario e d’Italia, è ricco di piante secolari, di culture esotiche e rare che, specie in autunno, creano un’incomparabile spettacolo di colori; vi si trovano grotte, sculture, resti di mura medioevali e, sulla sommità del promontorio, i ruderi di una chiesetta romanica inserita in avanzi di fortificazioni dedicata a San Pietro Apostolo.

Villa Trotti

Sorge accanto alla chiesa di S. Giovanni, fu edificata nel 1615 dalla famiglia Loppio.
Nel Settecento i Bonanomi e il marchese Ludovico Trotti la ristrutturarono e la ampliarono. L’attuale aspetto fu raggiunto dopo le modifiche dell’Ottocento apportate dal pronipote del marchese. Trasformò anche il parco creando un giardino acquatico, oggi non più esistente. Vi soggiornarono, nel corso degli anni, diversi personaggi, Francesco I nel 1825, la famiglia Crivelli Serbelloni, i marchesi Malvezzi e nel 1941 il conte Gerli.
Oggi la villa è divisa in appartamenti.


Villa Trivulzio - Fraz.Loppia

                      


Fu costruita a metà del Settecento da Paolo Taverna nella frazione di Loppia, passò ai Poldi Pezzoli che l’ampliarono realizzando, agli inizi dell’Ottocento, i due corpi laterali uniti alla parte centrale da due ali più basse coronate da balaustra.
Queste modifiche, così come quelle del parco, furono progettate da Giacomo Balzaretto.
In seguito la residenza passò ai Trivulzio e nel 1941 ai Gerli, ai quali si deve il restauro della chiesetta romanica di Santa Maria inserita nel parco, a fianco della quale sorgeva un piccolo monastero delle Benedettine, che fu soppresso nel XVI secolo, quando venne costruito il viale che conduce a Villa Giulia.


Villa Giulia - Fraz.Pescallo


Si affaccia sul ramo lecchese del lago, grazie alla sua posizione ed ai lavori di sistemazione dei terreni circostanti effettuati dal Venini si gode la vista dei due rami del lago.
Costruita, tra il XVIII e il XIX secolo, dal conte Pietro Venini su una precedente casa di villeggiatura appartenente ai Camozzi, appartenne al re del Belgio Leopoldo I, dopo la sua morte divenne per breve tempo albergo, poi fu nuovamente residenza privata.